lunedì 17 settembre 2007

La dignità della gente


Le Marche sono una di quelle regioni che non esistono.
Non sono presenti nei telegiornali per notizie particolari, non ha grandi squadre di calcio, non ha politici importanti attualmente attivi, insomma non fanno niente di rilevante agli occhi dell'informazione, tanto che Valentino Rossi viene detto romagnolo senza ritegno e senza proteste.

La tranquillità sembra regnare sovrana, e posso assicurarare che è così soprattutto nei piccoli paesi dell'entroterra, con le loro case che profumano di antico, le persone dall'aria seria ma serena, le rughe profonde, la parlata strana per chi non vi è abituato. Non sono certamente una regione arretrata, i giovani si divertono come tutti i giovani d'Italia, e i cittadini fanno le stesse cose che fanno tutti i cittadini d'Italia. In questi piccoli paesetti, dicecvo, dove tutti conoscono tutti, dove si viene identificati per soprannome la tranquillità è quasi data per scontata: in uno di questi per mesi hanno parlato di una ruspa che si era portata via un bancomat da una Banca, e chi aveva sentito qualcosa era lì a raccontare e, naturalmente, a esagerare.

Dicevo che le Marche non sono diverse dal resto d'Italia : due mesi fa ad Appignano del Tronto un ubriaco rom ha investito quattro ragazzi con il suo furgone. Morti.
Morti che sono bruciati nei cuori della gente come meteore che hanno fatto piangere un intero paese, gridare di rabbia.
Questi rom (qualcuno un giorno mi spiegerà come sia possibile che nel 2007 ancora ci siano dei nomadi in europa, un giorno), che la gente non voleva, imposti da un sindaco di sinistra ( e si perchè da noi chi fa il sindaco è quello pù ideologicamente compromesso del paese), che disturbavano, che guidavano ubriachi. Ci sarà l'incidente dicevano i vecchi.

La profezia di Cassandra si è avverata e la rabbia è stata così furiosa che il campo fu incendiato, con la gente che gridava ai pompieri: "Lasciate stare, c'è la siccità, lasciateli bruciare".
Una reazione di rigetto, di razzismo, di violenza. Dimostrazione pratica che accettare tutti, che chi non si integra, è pericoloso dannoso, letale. Il colpevole arrestato, confessa, collabora, si dispiace. Fino all'epilogo di oggi, dove viene mandato a casa di un volontario umanitario, dove la giustizia prova una volta tanto a recuperare un balordo.
Io non sono daccordo. La pena dovrebbe essere anche punizione. Ma conta poco. Quello che mi ha stupito sono state le parole di uno zio di una vittima: chiedeva giustizia e non vendetta, diceva perdono l'assassino.
E la dignità è tornata sopra Appignano in silenzio, senza rumore.


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